Newsletter Centro di iniziativa politica nonviolenta, giuridica e di studio per la tutela e la promozione dei diritti civili in materia di identità di genere, scelte, comportamenti ed orientamenti sessuali. Aderente alla confeenza permanente per la riforma del diritto di famiglia. Aderente alla rete Lenford. Aderente al comitato Si Lo Voglio. Membro dell'ILGA (International Lesbian and Gay Association). http://www.certidiritti.it Sun, 19 May 2013 07:44:36 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Come chiesto da Certi Diritti il Ministro Idem si unisce a 13 Ministri europei per chiedere alla Commissione Europea di avviare il processo verso una strategia europea sui diritti delle persone Lgbti http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1695-come-chiesto-da-certi-diritti-il-ministro-idem-si-unisce-a-13-ministri-europei-per-chiedere-alla-commissione-europea-di-avviare-il-processo-verso-una-strategia-europea-sui-diritti-delle-persone-lgbti http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1695-come-chiesto-da-certi-diritti-il-ministro-idem-si-unisce-a-13-ministri-europei-per-chiedere-alla-commissione-europea-di-avviare-il-processo-verso-una-strategia-europea-sui-diritti-delle-persone-lgbti Come chiesto da Certi Diritti il Ministro Idem si unisce a 13 Ministri europei per chiedere alla Commissione Europea di avviare il processo verso una strategia europea sui diritti delle persone Lgbti

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 16 maggio 2013

L'Associazione Radicale Certi Diritti esprime grande soddisfazione per la decisione del ministro per lo Sport e per le Pari opportunità, Josefa Idem, di accogliere la nostra richiesta e unirsi ai 13 ministri europei che, in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia, hanno chiesto a Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea, di dare inizio al processo verso una Roadmap for Equality of LGBTI People 2013-2020.

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: "Il 13 maggio abbiamo scritto Idem, Bonino e Moavero Milanesi affinché l'Italia si unisse ad altri 13 paesi membri dell'Unione Europea nel sostegno una strategia europea sui diritti delle persone LGBTI, che formi la base per un approccio coerente e di lungo termine al tema istituzionalizzandone gli sviluppi e il mainstreaming delle politiche europee e nella richiesta a Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea, di avviare formalmente questo percorso. Ringraziamo il ministro Idem per aver accolto la nostra richiesta. Finalmente l'Italia si unisce al fronte dei paesi membri dell'Unione Europea più attenti ai diritti umani, anche di quelli delle persone LGBTI. Speriamo ora che la vicepresidente della Commissione Europea dimostri la medesima capacità di ascolto che ha dimostrato il ministro italiano per lo Sport e per le Pari opportunità".

Per un approfondimento:

Il testo della lettera inviata dall'Associazione Radicale Certi Diritti ai ministri Idem, Bonino e Moavero Milanesi

Il testo firmato dal ministro Josefa Idem assieme ad altri 12 paesi dell'UE

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Thu, 16 May 2013 18:55:39 +0000
Soddisfazione a Milano per l'approvazione della delibera di iniziativa popolare contro le discriminazioni e per le pari opportunità per tutti alla viglilia della giornata internazionale contro l'omofobia. E' la prima mai approvata. http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1694-soddisfazione-per-lapprovazione-della-delibera-di-iniziativa-popolare-contro-le-discriminazioni-e-le-pari-opportunità-per-tutti-alla-viglilia-della-giornata-internazionale-contro-lomofobia-e-la-prima-delibera-di-iniziativa-popolare-mai-approvata http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1694-soddisfazione-per-lapprovazione-della-delibera-di-iniziativa-popolare-contro-le-discriminazioni-e-le-pari-opportunità-per-tutti-alla-viglilia-della-giornata-internazionale-contro-lomofobia-e-la-prima-delibera-di-iniziativa-popolare-mai-approvata Soddisfazione a Milano per l'approvazione della delibera di iniziativa popolare contro le discriminazioni e per le pari opportunità per tutti alla viglilia della giornata internazionale contro l'omofobia. E' la prima mai approvata.

Comunicato stampa del Comitato Milano Radicalmente Nuova e dell'Associazione Radicale Certi Diritti

Milano, 16 maggio 2013

Il Comitato promotore della raccolta firme per le delibere di iniziativa popolare Milano Radicalmente Nuova esprime grande soddisfazione per l'approvazione della delibera contro le discriminazioni e per le pari opportunità per tutti da parte del Consiglio Comunale di Milano con 30 voti favorevoli e 10 contrari.

Da oggi la Giunta avrà sei mesi di tempo per elaborare e sottoporre al Consiglio comunale un Piano cittadino contro le discriminazioni basate sui sei fattori indicati nell'art. 19 TFEU (Trattato di Funzionamento dell'Unione Europea): etnia, religione, genere, età, disabilità e orientamento sessuale.

Finalmente la città di Milano avrà uno strumento per dare concretezza al protocollo d'intesa già siglato con UNAR e, auspicabilmente, potrà attrarre risorse da dedicare alla lotta alle discriminazioni e a garantire pari opportunità per tutti.

Ringraziamo presidenti le Commissioni Pari Opportunità, Referendum approvati, Iniziativa Popolare, Digitalizzazione, Trasparenza, Agenda digitale e Politiche Sociali e Servizi per la Salute, nonché l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute per i contributi dati a migliorare la delibera e il sostegno.

Yuri Guaiana, portavoce del Comitato Milano Radicalmente Nuova e segretario dell'Associazione Radicale Cereti Diritti, e Marco Cappato, presidente del Gruppo Radicale - Federalista Europeo e tesoriere dell'Associazione Luca Cosioni, dichiarano "Proprio alla vigilia della Giornata mondiale contro l'omofobia, Milano fa un altro passo importante verso l'Europa, dove le discriminazioni basate su etnia, religione, età, disabilità, genere e orientamento sessuale sono combattute dalle amministrazioni comunali con politiche preventive. E' la prima volta in assoluto nella storia di Milano che viene approvata una delibera di iniziativa popolare. Siamo contenti che questo fondamentali istituto di democrazia popolare abbia avuto il suo primo successo con un tema di tale rilevanza. E' molto importante che il consiglio abbia stabilito tempi precisi entro i quali il Piano dovrà essere adottato e indicazioni altrettanto precise sulla sua stesura. Di particolare importanza è la creazione di un ufficio con dei funzionari comunali impiegati con continuità ad attuare e coordinare le attività del Comune contro le discriminazioni, mettendole al riparo dalla volubilità delle maggioranze politiche. Fondamentali anche i corsi di formazione al personale del Comune e agli agenti di polizia locale oltre che il coinvolgimento delle scuole nell'azione contro le discriminazioni e il bullismo".

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17 maggio: sit-in contro omofobia e transfobia davanti all'ambasciata ugandese a Roma http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1693-17-maggio-sit-in-contro-omofobia-e-transfobia-davanti-allambasciata-ugandese-a-roma http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1693-17-maggio-sit-in-contro-omofobia-e-transfobia-davanti-allambasciata-ugandese-a-roma 17 maggio: sit-in contro omofobia e transfobia davanti all'ambasciata ugandese a Roma

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti

Roma, 16 maggio 2013

Ci sono al mondo più di 70 paesi ove l'omosessualità e la transessualità sono reato, in sette di questi esiste (ed è praticata) la pena di morte. Non è possibile quindi dimenticarci di questi Paesi proprio il prossimo 17 maggio, Giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia. Oltre alle decide di iniziative che in tutta Italia si svolgono ed alle parole delle Istituzioni che ascolteremo al Senato, presente il presidente del Senato e la Ministra alle pari opportunità, abbiamo convocato un sit in davanti all'Ambasciata ugandese a Roma ( Viale Giulio Cesare 71, alle ore 14,30 ) per ricordare che in quello stato non solo esiste una legge che punisce le persone omosessuali ma che il Parlamento sta discutendo un progetto che prevede l'inserimento della pena di morte.

Il sit in vuole essere un estremo tentativo di dialogo e di apertura al popolo ugandese che si batte contro questa norma aberrante ed a tutte le associazioni dei diritti umani che lavorano in Africa e nel mondo per la difesa dei diritti umani di tutti e di tutte.

 

Il sit in è convocato da:

  • Associazione radicale Certi Diritti
  • Agedo
  • Famiglie Arcobaleno
  • Arcigay
  • Arcilesbica
  • Equality Italia
  • MIT
  • Circolo di cultura lgbt Mario Mieli
  • Gaynet
  • Coordinamento Sylvia Rivera
  • Consultorio Transgenere Lucca

 

Evento Facebook

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Certi Diritti: "Inaccettabili le posizioni dell'Ambasciatore eritreo" http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1692-certi-diritti-inaccettabili-le-posizioni-dellambasciatore-eritreo http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1692-certi-diritti-inaccettabili-le-posizioni-dellambasciatore-eritreo Certi Diritti:

Comunicato dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 12 maggio 2013

Apprendiamo che la Farnesina ha convocato l'ambasciatore eritreo per il quale qualsiasi straniero presente sul territorio eritreo ha l'obbligo di rispettare gli usi e i costumi locali e, a maggior ragione, le disposizioni di legge che vietano i rapporti omosessuali.

A tal proposito, Paolo Mannina precisa di non aver violato nessuna legge eritrea e di non aver commesso nessun reato sanzionato dalla legge di quel Paese. Egli, infatti, non è stato accusato di nulla e la sua espulsione non può quindi essere motivata da una violazione della legge eritrea. Mannina sottolinea inoltre che l'interruzione del suo rapporto di lavoro non è stata volontaria poiché egli è stato costretto a rientrare in Italia. Prima della sua partenza ha dovuto sottoscrivere una rinuncia al contratto ma ha fatto allegare al modulo predisposto, una nota in cui spiegava immediatamente al Ministero per gli Affari Esteri che la sua decisione non era libera ma obbligata per non mettere in pericolo la sua incolumità, come peraltro lo stesso ambasciatore italiano gli aveva caldamente consigliato.

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, afferma: "Ringraziamo la Farnesina per aver convocato l'Ambasciatore eritreo e auspichiamo che il Ministero degli Esteri insista per avere una motivazione formale del contegno eritreo, poiché espellere un cittadino dipendente dello Stato italiano senza una motivazione ufficiale è gravemente lesivo della dignità non solo del cittadino colpito dal provvedimento, ma dello Stato Italiano stesso. Paolo Mannina è stato vittima di una sorta di espulsione preventiva non motivata da alcuna violazione di legge. Chi decide gli organici delle scuole italiane all'estero? Il governo italiano o quello eritreo con le sue leggi contrarie ai più elementari diritti umani? Auspichiamo che lo Stato italiano sappia difendere i cittadini italiani e i suoi dipendenti ovunque essi si trovino e precisiamo che qualora Paolo Mannina non ottenesse un nuovo incarico potrebbe anche configurarsi la fattispecie di discriminazione indiretta, vietata dalla Direttiva europea 2000/78/CE recepita nell'ordinamento giuridico italiano dal decreto n. 216/2003".

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Sun, 12 May 2013 10:22:05 +0000
La Ministra Idem fa un passo avanti, ma siamo sicuri che stia andando verso l'uguaglianza? http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1691-la-ministra-idem-fa-un-passo-avanti-ma-siamo-sicuri-che-stia-andando-verso-luguaglianza? http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1691-la-ministra-idem-fa-un-passo-avanti-ma-siamo-sicuri-che-stia-andando-verso-luguaglianza? La Ministra Idem fa un passo avanti, ma siamo sicuri che stia andando verso l'uguaglianza?

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti

Roma, 10 maggio 2013

In un'intervista apparsa sui quotidiani stamane il Ministro alle Pari Opportunità molto opportunamente (senza gioco di parole...) dice di essere contraria alle coppie di serie B, ed annuncia a presto una proposta del Governo in materia di riconoscimento delle cosiddette unioni civili. La dichiarazione è senz'altro positiva, e la salutiamo come un ulteriore passo avanti, soprattutto perché sottolinea in modo esplicito che non si tratta di problemi di forma, ma di sostanza, ovvero del complesso di diritti (e di doveri, Signora Ministro non li dimentichi) che il provvedimento riconoscerà alle unioni civili. Peccato che dalle sue stesse parole ci siano ancora dubbi su quanto questa proposta andrà nella direzione da lei auspicata:

1) il riconoscimento delle unioni civili varrà sia per le coppie eterosessuali che per le coppie omosessuali? La questione non è affatto secondaria, stante le ufficiali e pubbliche dichiarazioni pre elettorali sia di Bersani sia di Berlusconi che parlavano unicamente di un provvedimento a favore delle coppie dello stesso sesso;

2) come fa a considerarsi ugualitaria una proposta che non affronta e risolve il tema della protezione dei diritti dei figli delle coppie di persone dello stesso sesso?

3) Ancora, come si fa a considerarsi ugualitaria una proposta che non affronta e risolve il tema dell'accesso di tutti i cittadini all'istituto del matrimonio civile rimuovendo quell'odiosa discriminazione che impedisce di scegliere con chi sposarsi, minando il diritto al matrimonio, come ha riconosciuto anche la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel caso Goodwin c. Regno Unito, 17 luglio 2002?

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: "Noi siamo per una riforma complessiva del diritto di famiglia che riconosca il diritto di eguaglianza rivendicato da cittadine e cittadini omosessuali, nonché l'esigenza di cittadine e cittadini di qualunque orientamento sessuale di uno o più istituti maggiormente flessibili. Consideriamo quindi la volontà espressa dal Ministro un primo piccolo passo avanti, ma attendiamo di vedere la proposta del Governo per chiarire i dubbi espressi sopra e ricordiamo la nostra proposta di collaborazione, gratuita e qualificata: non si fidi dei soliti noti, signora Ministro, ascolti anche le associazioni su questi temi".

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Fri, 10 May 2013 13:00:04 +0000
Meno parole e più fatti dalle istituzioni il prossimo 17 maggio in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia. Lettera aperta di Certi Diritti. http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1690-meno-parole-e-più-fatti-dalle-istituzioni-il-prossimo-17-maggio-in-occasione-della-giornata-mondiale-contro-lomofobia-e-la-transfobia-lettera-aperta-di-certi-diritti http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1690-meno-parole-e-più-fatti-dalle-istituzioni-il-prossimo-17-maggio-in-occasione-della-giornata-mondiale-contro-lomofobia-e-la-transfobia-lettera-aperta-di-certi-diritti Meno parole e più fatti dalle istituzioni il prossimo 17 maggio in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia. Lettera aperta di Certi Diritti.

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 7 maggio 2013

Il prossimo 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l'Omofobia e la Transfobia. Nel passato alcuni rappresentanti delle Istituzioni italiane hanno espresso parole importanti, che ancora sono attualissime su questa materia. In particolare tutti e tutte noi siamo ancora profondamente grati per le parole che il Presidente Napolitano ha speso durante gli incontri con i rappresentanti delle associazioni ed in tutte le occasioni in cui si è espresso pubblicamente su questa materia. Con chiarezza e senza alcuna ambiguità ha rilanciato quella che la nostra costituzione e le leggi europee dicono da tempo: i diritti delle persone lgbt sono diritti umani, quindi riguardano tutti. E bisogna procedere con al rimozione delle cause che provocano pregiudizio, discriminazione e violenza, passando dalle parole ai fatti.

Gli anni, però, son passati, ed alle forti parole del Presidente, e di molti altri rappresentanti istituzionali, non sono seguiti i fatti. Ecco perchè l'Associazione radicale certi diritti, facendo proprio il principio che è meglio prevenire che curare, ha scritto a tutti i rappresentanti istituzionali del nostro Paese ed ai ministri interessati per materia, chiedendo che quest'anno in occasioen del 17 maggio si limitino, se possibile, le parole che verranno spese solo per annunciare impegni concreti, fattivi, su questa materia.

Magari guardando davvero all'Europa, così come il Presidente Letta ha sottolineato più volte in questi giorni, e procedendo speditamente per definire per il nostro paese i crimini d'odio, compresi i discorsi d'odio, e non limitarsi unicamente alla repressione penale dei reati stessi. Ma puntando prioritariamente alla prevenzione ed alla educazione su questa materia, soprattutto nelle scuole e tra l'associazionismo giovanile.


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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Tue, 07 May 2013 09:39:29 +0000
Emma Bonino Ministro degli Esteri. Finalmente una buona notizia http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1689-emma-bonino-ministro-degli-esteri-finalmente-una-buona-notizia http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1689-emma-bonino-ministro-degli-esteri-finalmente-una-buona-notizia Emma Bonino Ministro degli Esteri. Finalmente una buona notizia

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 27 aprile 2013

È stata resa nota la lista dei ministri del governo Letta. Un'ottima notizia è sicuramente Emma Bonino al Ministero degli Esteri, ma anche l'esistenza, finalmente, di un ministero per le Pari Opportunità, affidato a Josefa Idem, e di un ministero dell'Integrazione affidato a un'altra donna, Cecile Kyenge, prima donna nera a diventare ministra della Repubblica italiana.

L'Associazione Radicale Certi Diritti esprime la massima soddisfazione per l'affidamento della carica di ministro degli Esteri a Emma Bonino, la cui determinazione e impegno a favore dei diritti umani ben conosciamo. Soddisfazione anche per la scelta di dare dignità ministeriale alla tematica delle Pari Opportunità - affidata a Josefa Idem, che nel gennaio di quest'anno si era dichiarata favorevole al matrimonio egualitario - e a quella dell'Integrazione, affidandola a Cecile Kyenge, una donna nera, proprio nell'anno centenario della nascita di Rosa Louise Parks, l'attivista afroamericana che il 1° dicembre 1955 compì un gesto, semplice e rivoluzionario, come quello di sedersi in un posto riservato ai bianchi sugli autobus di linea di Montgomery (Alabama, USA), e subendo per questo un processo che produsse nel 1956 una sentenza importante della Corte suprema degli USA, con la quale si decretava l'incostituzionalità della segregazione razziale.

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: "Facciamo i migliori auguri di buon lavoro a Emma Bonino - sicuri che, da oggi, il tema dei diritti umani, e quindi dei diritti delle persone LGBTI, nel mondo troverà nell'Italia una nuova e più forte alleata -, Josefa Idem - incoraggiandola a tenere fede alle sue dichiarazioni a favore del matrimonio egualitario e quindi di un pieno riconoscimento del diritto di uguaglianza a tutti i cittadini italiani - e a Cecile Kyenge - incoraggiandola a seguire le orme di Rosa Parks. Come ha ricordato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la lotta per i diritti delle persone LGBTI s'inserisce nel solco delle storiche lotte per i diritti delle donne e dei neri. La scelta di queste donne in tre ministeri per noi chiave ci rende ottimisti. Offriamo, naturalmente la nostra disponibilità a un'immediata e intensa collaborazione con tutte e tre le neo-ministre per la difesa dei diritti umani in Italia e nel mondo".

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Sat, 27 Apr 2013 16:48:45 +0000
L’Associazione radicale Certi diritti presenta un esposto al Ministero degli Esteri, al Ministero degli Interni ed all’UNAR in merito alla espulsione dovuta all’orientamento sessuale di un insegnante italiano in servizio all’Asmara http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1688-l’associazione-radicale-certi-diritti-presenta-un-esposto-al-ministero-degli-esteri-al-ministero-degli-interni-ed-all’unar-in-merito-alla-espulsione-dovuta-all’orientamento-sessuale-di-un-insegnante-italiano-in-servizio-all’asmara http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1688-l’associazione-radicale-certi-diritti-presenta-un-esposto-al-ministero-degli-esteri-al-ministero-degli-interni-ed-all’unar-in-merito-alla-espulsione-dovuta-all’orientamento-sessuale-di-un-insegnante-italiano-in-servizio-all’asmara L’Associazione radicale Certi diritti presenta un esposto al Ministero degli Esteri, al Ministero degli Interni ed all’UNAR in merito alla espulsione dovuta all’orientamento sessuale di un insegnante italiano in servizio all’Asmara

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 26 aprile 2013

Un docente di lettere in servizio presso la scuola italiana di Asmara nei giorni scorsi è stato espulso dal'Eritrea a causa del suo orientamento sessuale. L'insegnante palermitano, sposato in Spagna dal 2008 con un ragazzo cileno dello stesso sesso, nei giorni scorsi è stato costretto dalle Autorità eritree ad abbandonare il suo lavoro e ad allontanarsi precipitosamente dal Paese, tutto questo senza che venissero fornite delle motivazioni ufficiali alla sua espulsione e soprattutto senza che vi fosse alcun motivo imputabile allo stesso (nessuna violazione della legge eritrea e nessun comportamento scorretto in ambito scolastico o extrascolastico). L'Ambasciatore italiano ad Asmara dott. Marcello Fondi, che è immediatamente intervenuto sulla questione, a seguito di trattative con le autorità eritree, ha fornito al docente solo una motivazione ufficiosa e cioè che questi veniva considerato dalla autorità eritree sostanzialmente un "individuo pericoloso e potenzialmente destabilizzatore dell'ordine morale e pubblico del Paese". Dovendo prima di tutto tutelare la sua integrità fisica e su esplicito suggerimento dell'Ambasciata italiana, il docente è rientrato precipitosamente in Italia.

L'Associazione radicale Certi diritti, che segue la vicenda, ha presentato immediatamente un esposto all'UNAR (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni) e al Ministero degli Interni italiano affinché si intervenga e si costringa il Ministero eritreo a chiarire l'accaduto fornendo le motivazioni ufficiali dell'espulsione. L'indubbia gravità di quanto successo è evidente tanto più che nessun comportamento censurabile è attribuibile all'insegnante italiano, né l'ACCORDO TECNICO SULLO STATUS DELLE SCUOLE ITALIANE IN ASMARA E DEL LORO PERSONALE del 21 settembre 2013 menziona l'orientamento sessuale come elemento per l'attribuzione di un incarico lavorativo presso la scuola italiana in Eritrea.

Quanto successo ha avuto conseguenze sia sul piano psico-fisico che sul piano lavorativo (per questo si attende un intervento del MAE) del docente che è rimasto vittima di una inaccettabile discriminazione e di una violazione dei diritti umani e civili. Pertanto è stato richiesto un intervento immediato a chiarimento dell'accaduto presso le autorità eritree e l'assunzione di provvedimenti che tutelino le persone omosessuali che dovessero trovarsi in situazioni analoghe.

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Fri, 26 Apr 2013 08:20:56 +0000
La Corte di Giustizia Europea fa fare un altro passo avanti alla lotta contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1687-la-corte-di-giustizia-europea-fa-fare-un-altro-passo-avanti-alla-lotta-contro-le-discriminazioni-basate-sullorientamento-sessuale-e-lidentità-di-genere http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1687-la-corte-di-giustizia-europea-fa-fare-un-altro-passo-avanti-alla-lotta-contro-le-discriminazioni-basate-sullorientamento-sessuale-e-lidentità-di-genere La Corte di Giustizia Europea fa fare un altro passo avanti alla lotta contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 25 aprile 2013

L'Associazione Radicale Certi Diritti accoglie con grande favore la sentenza nella causa C-81/12 della Corte di giustizia dell'Unione europea secondo la quale le dichiarazioni omofobe del «patron» di una squadra di calcio professionistica possono far gravare su di essa l'onere di dimostrare che non segue una politica discriminatoria in materia di assunzioni ai sensi della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro che stabilisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro.

La vicenda risale al 3 marzo 2010 quando l'associazione LGBTI rumena Accept ha denunciato la squadra di calcio professionistica SC Fotbal Club Steaua București SA (l'«FC Steaua») per le dichiarazioni omofobe del suo "patron", il quale affermò in un intervista che mai avrebbe ingaggiato uno sportivo omosessuale. Il Consiglio nazionale per la lotta alle discriminazioni (CNCD) aveva ravvisato una semplice molestia limitandosi ad ammonire il sig. Becali, poiché la decisione del CNCD era stata emanata più di sei mesi dopo i fatti censurati. L'Accept ha impugnato tale decisione dinanzi alla Curtea de Apel Bucureşti (Corte d'appello di Bucarest, Romania), che ha sottoposto alla Corte di giustizia talune questioni relative all'interpretazione della direttiva.

Secondo la Corte di giustizia "un datore di lavoro convenuto non può confutare l'esistenza di fatti che lasciano presumere che egli conduca una politica di assunzione discriminatoria limitandosi ad affermare che le dichiarazioni che suggeriscono l'esistenza di una politica di assunzioni omofoba provengono da una persona che, pur affermando di ricoprire un ruolo importante nella gestione di tale datore di lavoro, e pur sembrando rivestire tale ruolo, non è giuridicamente legittimata ad assumere decisioni che lo vincolino in materia di assunzioni". Secondo la Corte, la circostanza che un tale datore di lavoro non abbia chiaramente preso le distanze da queste dichiarazioni può essere presa in considerazione in sede di valutazione della sua politica di assunzioni.

Peraltro, la Corte precisa che l'onere della prova non implica che essa risulti impossibile da produrre senza ledere il diritto al rispetto della vita privata. "L'apparenza di discriminazione fondata sulle tendenze sessuali, infatti, potrebbe essere confutata mediante una serie di indizi concordanti, senza, tuttavia, che una parte convenuta debba dimostrare che in passato sono state assunte persone aventi una determinata tendenza sessuale. Tra tali indizi potrebbero annoverarsi, tra l'altro, una sua netta dissociazione rispetto alle dichiarazioni pubbliche discriminatorie, nonché l'esistenza di disposizioni espresse nella sua politica delle assunzioni dirette a garantire l'osservanza del principio della parità di trattamento".

Infine, la Corte rileva che la direttiva non tollera una normativa nazionale secondo cui, quando viene accertata una discriminazione fondata sulle tendenze sessuali, decorsi sei mesi dalla data dei fatti non è più possibile pronunciare altro che un «ammonimento», se siffatta sanzione non è effettiva, proporzionate e dissuasiva.

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: "Benché la Corte di giustizia europea possa essere interpellata isolo n merito all'interpretazione del diritto dell'Unione europea o alla validità di un atto dell'Unione senza poter risolvere la controversia nazionale, il giudice nazionale deve risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Non solo, la decisione della Corte vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile. Il principio stabilito oggi dalla Corte fa fare un passo avanti anche all'Italia nella difesa delle persone LGBTI dalle discriminazioni in ambito lavorativo. Purtroppo l'unica legislazione esistente in Italia a favore dei diritti delle persone LGBTI è dovuta alla trascrizione nel nostro ordinamento giuridico di una direttiva europea. Ringraziamo l'Unione Europea per questo, ma l'ambito lavorativo non è l'unico nel quale le persone LGBTI rischiano di essere discriminate e ci sono ambiti nel quale l'Unione Europea non può entrare, come il diritto di famiglia. L'Italia non può continuare ad aspettare che i diritti dei suoi cittadini siano difesi solo dall'Unione Europea".

Testo integrale della sentenza: http://curia.europa.eu/juris/documents.jsf?num=C-81/12

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Thu, 25 Apr 2013 13:15:20 +0000
Il matrimonio "per tutti" alla francese http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1686-il-matrimonio-per-tutti-alla-francese http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1686-il-matrimonio-per-tutti-alla-francese Il matrimonio

L'intervento di Joël Le Déroff al VI° congresso di Certi Diritti

Napoli, 6 aprile 2013

Cari amici, buongiorno,

Sono felice di stare qui con voi per darvi qualche notizia del Codice Napoleone. A parte questa battuta, mi piacerebbe soprettutto tentare di spiegare un paradosso della situazione attuale in Francia, e trarne qualche lezione da tenere presente in Italia quando – speriamo – verrà il tempo di questo dibattito sul matrimonio ugualitario, o "matrimonio per tutti" come viene chiamato in quel momento in Francia.

Di che paradosso parliamo?

Per molte ragioni, la Francia sembrava il paese ideale per l'adozione di questa riforma. I sondaggi, da anni, ci mostrevano un'opinione pubblica favorevole (60% almeno). Il matrimonio in Francia è un'istituzione che già da decenni ha conosciuto un'evoluzione che ha reso semplicemente inconcepibile difendere l'idea di un solo tipo legittimo di famiglie. Ovvero, si celebrano ancora 250000 matrimoni ogni anno, pero i due terzi dei primi figli nasce adesso fuori del matrimonio. Allo stesso tempo, da già 14 anni è caduto il tabù sulle coppie omosessuali, con il voto della legge sui Pacs. I Pacs non hanno risolto il problema dell'uguaglianza, ma sono stati un passo avanti, e soprattutto sono un'istituzione universale, aperta a tutte le coppie – se ne celebrano oggi più di 100000 all'anno!

Eppure, pare che l'adozione del matrimonio ugualitario sia adesso più difficile che in Spagna, malgrado quel contesto demografico e sociale iperfavorevole. Solo due esempi:

- L'altro ieri, una senatore (in francese, i titoli politici si feminizzano, e siccome ritengo sia giusto, farò lo stesso in italiano oggi!), una senatrice di centrodestra è stata svegliata all'alba, al suo domicilio, da protesti rumorosi. Questa senatrice, Chantal Jouanno, peraltro antica ministra dei governi Sarkozy, è stata svegliata da una manifestazione anti-uguaglianza, perché è una dei pocchi parlamentari di centrodestra che si dichiarano favorevoli al matrimonio ugualitario. La folla che l'ha svegliata gritava slogan molto ostili. Qualcuno gritava pure i nomi dei suoi figli in modo minaccioso. Stiamo di fronte a una radicalizzazione delle proteste anti-uguaglianza, che non acettano più la diversità di opinioni nello schieramento politico che considerano loro.

- Un elemento statistico, che ci viene da SOS-Homophobie, la principale associazione GLBT nel campo della raccolta delle denunce di atti omofobici e transfobici. Secondo SOS, il numero degli atti omofobici dichiarati è triplicato dal novembre scorso (l'inizio del dibattito al parlamento).

Vorrei quindi tentare di spiegare alcuni fattori di successo nell'esperienza francese, e alcuni fattori più negativi che ci hanno portato a questa vera e propria 'strategia della tensione' (e scelgo queste parole di proposito) scelta da chi si oppone all'uguaglianza.

Fattori di successo:

- Il primo fattore di successo è stato l'azione persistente degli attivisti GLBT nei confronti del mondo politico, e più precisamente dello schieramento politico del centrosinistra. Hanno anche provato di lavorare con il centrodestra al potere dal 2002, però senza molto successo. In quanto al centrosinistra, forse è stato una fortuna il fatto che sia rimasto 10 anni all'opposizione. Già prima del 2002, era globalmente più favorevoli ai diritti GLBT. Il voto dei Pacs, che non era stato facile, appunto per questo era finalmente diventato un evento forte per l'identità della sinistra francese, passando poi a fare parte della sua identità. Si può ricordare che a gestire quel dibattito in parlamento come capogruppo del Partito socialista (Ps) era stato Jean-Marc Ayrault, oggi Primo ministro. Nel 2002 questa sinistra ancora non era pronta a parlare di matrimonio, pero poi l'evoluzione è stata rapida: nel 2002 i Verdi, tra il 2004 e il 2006 il Ps e anche il blocco (post)comunista. La comunicazione con gli attivisti GLBT è stata costante durante questi anni, e spiega quest'evoluzione e l'ulteriore stabilizzazione delle posizioni del centrosinistra. Pensiamo che quando Hollande vince nel 2012, è già la seconda volta che il Ps va alle elezioni presidenziali e politiche con la promessa del matrimonio ugualitario!

- Il secondo fattore è ciò che si può chiamare la cultura "laica-universale" cara a una parte del mondo politico francese (a sinistra ma non solo). Questa cultura non è certamente perfetta, come veremo più tardi, ma il quel caso si deve notare una sua caratteristica: funziona anche come uno slogan capace di entrare a far parte del Dna di une famiglia politica. Cioè, quando un'idea diviene parte di quello che uno schieramento politico considera la propria definizione dell'universalismo laico, quest'idea rimane poi saldemente ancorata. Per questo possiamo dire che il matrimonio "per tutti" gode di un appoggio quasi-unanimo nel centro-sinistra francese, al punto di essere parte dei pocchi elementi di unità culturale che unisce i diversi partiti di questo schieramento, facendo parte della loro identità comune. Si potrebbe anzi dire che questo spiega anche il fatto che il centrodestra del 2013, che da anni a accettato i Pacs dopo averli combattuti violentemente, ha bisogno di costruire oggi un discorso un po curioso che, negando agli omosessuali l'accesso al matrimonio, riconosce loro il diritto a dei Pacs che si dovrebbero addirittura migliorare un pò (senza comunque integrarci i diritti alla 'genitorialità'). Tornando alla cultura laica e universale della maggioranza politica di centrosinistra, essa viene perfettamente illustrata dai discorsi della Guardasigilli Christiane Taubira nelle Assemblee. Il suo discorso di gennaio all'Assemblea Nazionale era un modello del genere, fatto di due metà uguali: 14 minuti di storia dell'istituzione matrimonio dalla Rivoluzione di 1789 in poi (con già tanti cambiamenti verso più uguaglianza); e poi 14 minuti di celebrazione dell'uguaglianza, dell'universalità e della missione storica della Repubblica francese in questo campo. Discorso poi riciclato (anche se con meno raffinatezza) dai numerosi sindaci socialisti quando rispondono alle carte ostili che i militanti catto-clericali inviano a migliaia!

- L'ultimo fattore di successo risulta dei due primi. Dalla vittoria di Hollande in poi, c'è un'agenda chiarissima, fatta dei suoi impegni di campagna. Quest'agenda contiene il matrimonio ugualitario con l'accesso all'adozione. Cosa precisa. Contiene l'idea (meno precisa) di un'ulteriore riforma del diritto della famiglia, per migliorare alcune caratteristiche dei Pacs e facilitare la vita delle famiglie in cui non ci sono solo due genitori (cosa peraltro importante per le tante famiglie eterosessuali di divorziati!). Hollande aveva anche promesso l'accesso di tutte le donne in coppia alla procreazione medicalmente assistita (detta "PMA"), e aveva promesso una legge per regolare decentemente il cambio di genere legale delle persone trans. Dalla sua agenda alcune cose sono state chiaramente escluse, come la legalizzazione della maternità surrogata, che in Francia viene vista come una perversione da parte del feminismo maintream. Davanti a questa situazione, le associazioni GLBT hanno scelto di fare tutto il possibile per ottenere dal governo il compimento di tutte le promesse del Presidente.

Cosa succederà adesso? Sul matrimonio e l'adozione, possiamo essere relativamente ottimisti ora. Pero vediamo ora i fattori negativi, il cui risultato potrebbe essere di ottenere che la marcia avanti si fermi dopo questa prima riforma (anche se è troppo presto per fare predizioni).

Fattivi negativi:

Tra qualche mese potremo anche dire se questi fattori saranno stati fattori di (parziale) fallimento... Però per introdurre questi fattori, direi che se la Francia si autodefinisce spesso come paese dei diritti dell'uomo, a me pare molto lontana dall'essere davvero la patria dei Diritti Umani. Perché davvero ci manca ancora una concezione chiara di ciò che sarebbero diritti universali applicabili a tutti!

- Il primo fattore negativo senz'altro è la componente assolutista, centralizzata del sistema francese. Nelle istituzioni create da De Gaulle, il Presidente assume da solo la responsabilità delle scelte politiche. Non è davvero così nella Costituzione, però in pratica non ne siamo lontano. In quel caso, bisogna tenere presente che tutto il peso politico di una tensione politica esacerbata dall'opposizione cade sulle spalle di un uomo solo, autodefinito "uomo normale"...

- Il secondo fattore negativo è la scelta fatto dal Governo di Hollande di un dibattito lungo. In un periodo in cui tante leggi economiche e sociali vengono approvate in modo velocissimo dai Parlamenti, con la giustificazione della crisi, è stata fatta una scelta totalmente opposta nel caso del matrimonio "per tutti". Uno dei risultati più tristi di questa scelta (certo non criticabile di per se, però purtroppo voluta probabilmente per occupare il terreno politico con una riforma meno impopolare dell'austerità economico-sociale...) è stato il tempo dato alle opposizioni per organizzarsi. Dall'estate all'autunno 2012, prima dell'apertura del dibattito in Parlamento, abbiamo vissuto un periodo un pò strano in cui ogni prete, o addirittura ogni persona ostile al matrimonio si vedeva offrire spazi nella stampa, incluso la stampa non ostile all'uguaglianza. Solo perché c'era tempo e che bisognava avere storie da contare ai lettori. Più grave è stato il fatto che questa fase ha datto all'opposizione clericale (più che partitica all'inizio) di organizzarsi. I due ultimi fattori negativi che vedremo adesso hanno preso tutto il loro peso grazie alla durata di quel lungo dibattito.

- Il terzo fattore è la dinamica dell'opposizione politica in Francia. Per causa del sistema politico molto bipolare, c'è una logica che vede lo schieramento dell'opposizione opporsi quasi sistematicamente alla maggioranza eletta. In realtà, non sono pocchi quelli che, nel centrodestra, anche per causa della cultura laica francese, non hanno nulla contro i diritti GLBT. Però la dinamica bipolare ha spinto meccanicamente quasi tutta l'Ump (di Sarkozy) e il piccolo Udi (di Borloo, anche se lui personalmente non ha votato contro) nell'opposizione all'uguaglianza. Pocchi hanno osato fare una scelta diversa, e molti di quelli che si dichiarano in genere favorevoli ai diritti GLBT scelgono l'astensione che il voto a favore del matrimonio. Dobbiamo anche dire che le divisioni interne all'Ump appena prima del'apertura del dibattito parlamentare hanno rafforzato il bisogno sentito dal centrodestra di una specie di 'sacra unione' contra il matrimonio per tutti.

- L'ultimo fattore che giocca contro l'uguaglianza è l'efficacia della comunicazione dell'opposizione clericale e sociale, fuori dei partiti. Nel 1999 (contro i Pacs) si era lasciata rappresentare da protagonisti caricaturali. Stavolta invece ha scelto rappresentanti più in gamba, di apparenza moderna, che sanno cominciare ogni frase con l'ormai famoso: "je ne suis pas homophobe, MAIS..." (mais se vi potete sposate sarà un pericolo sociale, mais se potete avere figli sarà la fine dell'umanità, mais comunque nego il fatto che già avete dei figli... Insomma: mais in realtà sono violentemente omofobico!). Due esempi di quel discorso molto efficace, di cui credo che anche qui in Italia potrebbe succedere. Primo, la scelta del leader: in Francia le manifestazioni anti-uguaglianza sono guidate da una tale Frigide Barjot (un soprannome ovviamente. Frigide si capisce il senso, Barjot vuol dire più o meno "pazza"). Questa donna, che pare di dire di no al matrimonio dei gay tornando dal Gay Pride e vestita di rosa, a prima vista pare molto moderna. Una comica, che a anche cantato canzoni quasi pornografiche. In realtà (e la stampa ne ha parlato troppo poco) ha legami con l'estrema destra francese più reazionaria e tradizionale. Si vede nel suo discorso ipercattolico, ma anche nelle sue scelte di vita personali: il prete che ha scelto per sposarla non è che uno dei pocchi preti francesi che aveva pubblicamente giustificato l'uso della tortura in Algeria durante la guerra d'indipendenza di quel paese! Secondo esempio: l'opposizione cattolica prova di creare e manipolare paure utilizzando la xenofobia, associata a quel fondo culturale anti-americano o anti-anglosassone così presente nei nostri paesi. Al centro di questa strategia è la parola "genere", che viene da loro definito come straniera, pericolosa, caricata di un potere malefico pronto a distruggere la nostra società grazie alla "teoria del genere". A parte che non esiste un'unica teoria del genere, e che delle gender studies ce ne sono anche in paesi non anglosassoni, io mi spavento sempre del successo di un discorso cosi privo di senso – se uno pensa che la parola genere viene proprio dal latino, e che è stata introdotta in inglese dai Normandi tramite il francese medievale!

Purtroppo, questi fattori, se non riescono a far cambiare la maggioranza dell'opinione pubblica, ne radicalizzano sempre più la parte ostile all'uguaglianza, generando ciò che già ho chiamato una 'stategia della tensione', e ciò con qualche esito.

Qualche raccomandazione per gli amici italiani...

Per concludere, e come mi era stato chiesto da Enzo e Yuri, tenterò, sulla base dell'esperienza francese, di dedurre alcuni consigli che spero potranno essere utili in Italia quando verrà l'ora di un dibattito sui diritti uguali per tutte la famiglie.

- La prima cosa – so che già lo state faccendo – è il lavoro programmatico, dentro del movimento GLBT e al contatto dei partiti politici, possibilmente con tutti gli schieramenti (anche se non è sempre facile lavorare con tutti gli schieramenti nei nostri pesi di cultura cattolica);

- La seconda cosa che vorrei dire è che bisogna fare di più. Quando si apre un dibattito di questo tipo, ognuno vuole dire la sua. I più ostili, ovviamente. Però anche molti esponenti di media o partiti che sarebbero o potrebbero essere piuttosto favorevoli all'uguaglianza, ma che non si sono mai preparati e che non hanno un discorso coerente e sostenuto. Come potete prepararvi anche per loro? Difficile ovviamente. Il mio consiglio è di scrivere modelli giuridici, proposte di legge, e di condividerli quanto più possibile. Non si potrà mai fare abbastanza, pero è il modo migliore per proteggersi degli effetti secondari che producono le dichiarazioni poco preparate provenienti da opinion-makers benintenzionati! In particolare, pensate alla stampa liberale e progressista, che forse non cambia l'opinione pubblica da sola, ma che sempre è un punto di riferimento per i politici che un giorno saranno quelli che proporranno le riforme.

- La terza cosa è piuttosto ovvia ma va ripetuta: mai fidarsi dell'idea che la stori va nella direzione giusta, la direzione del progresso. Nella storia non c'è nessun automatismo. Se adesso i cattoclericali hanno imparato a maneggiare una comunicazione moderna e rosa!

- La quarta cosa, che ho imparato io dal dibattito francese: non potete contare sugli altri (la stampa, i politici) per sottolineare le contraddizioni degli oppositori. In Francia, i cattoclericali ripetono che Hollande dovrebbe occuparsi di assunti più importanti (l'economia, la disoccupazione), e allo stesso tempo dicono che bisogna avere un dibattito più lungo sul matrimonio, anzi un referendum (in un paese in cui si utilizza molto meno di quanto succede in Italia)! Dicono che vogliono un referendum però che questo dibattito non dovrebbe essere una priorità! Ma i media di oggi vogliono storie piuttosto che analisi, e sono ben pocchi gli articoli o i reportage che smascherano queste contraddizioni.

Spero di avere formulato elementi di analisi utili. Mi fermerò qui, non senza augurarci l'avvento di una vera cultura dei diritti e dei diritti umani nella politica francese, italiana e europea!

Link: http://www.radioradicale.it/scheda/376967/verso-luguaglianza-iomimpegno-org-contro-il-proibizionismo-sui-corpi-e-sugli-affetti-6-congresso-nazionale

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Comunicati stampa Thu, 25 Apr 2013 12:23:29 +0000