Rassegna Stampa Centro di iniziativa politica nonviolenta, giuridica e di studio per la tutela e la promozione dei diritti civili in materia di identità di genere, scelte, comportamenti ed orientamenti sessuali. Aderente alla confeenza permanente per la riforma del diritto di famiglia. Aderente alla rete Lenford. Aderente al comitato Si Lo Voglio. Membro dell'ILGA (International Lesbian and Gay Association). http://www.certidiritti.it Fri, 24 May 2013 05:36:35 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Censimento Istat: appello di Emma Bonino alle coppie conviventi, anche gay e lesbiche http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1274-censimento-istat-appello-di-emma-bonino-alle-coppie-conviventi-anche-gay-e-lesbiche http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1274-censimento-istat-appello-di-emma-bonino-alle-coppie-conviventi-anche-gay-e-lesbiche Censimento Istat: appello di Emma Bonino alle coppie conviventi, anche gay e lesbiche

La Vicepresidente del Senato in un video invita tutte le coppie gay e lesbiche conviventi affinché si dichiarino come tali nel questionario del Censimento Istat 2011.

 

"In molti accusano - credo giustamente - la politica di ipocrisia. Io volevo dire a tutti di non avere paura: chi è convivente scriva che è convivente; e se è convivente con persone delle stesso sesso, lo scriva".
E' questo l'appello della Vicepresidente del Senato Emma Bonino per il Censimento Istat 2011, che per la prima volta conterà anche le coppie gay.

Guarda il video >
http://www.gay.it/channel/attualita/32512/Emma-Bonino-testimonial-del-censimento-coppie-gay.html

La GUIDA per la corretta compilazione dei moduli Istat >
http://www.gay.it/faicontareiltuoamore/


EMMA BONINO E' ISCRITTA A CERTI DIRITTI, E TU?
http://www.certidiritti.it/iscriviti 

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    Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Wed, 05 Oct 2011 14:39:54 +0000
    Legge contro l'omofobia naufraga prima dell'aula http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1193-legge-contro-lomofobia-naufraga-prima-dellaula http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1193-legge-contro-lomofobia-naufraga-prima-dellaula Legge contro l'omofobia naufraga prima dell'aula

    Pari Opportunità. La norma contro le discriminazioni (e la violenza) sui gay dovrebbe arrivare a Montecitorio appena archiviato il biotestamento. Ma non ha i numeri per passare. Concia: "Pronti a proporre un'iniziativa popolare". Di Angela Gennaro - Il Riformista 12 luglio 2011

    Attesa in aula a Montecitorio in questi giorni, la discussione sulla proposta di legge sull'omofobia, slitta ancora di una settimana. L'appuntamento, salvo sorprese, è per martedì prossimo, archiviato - e mandato al Senato - il controverso capitolo testamento biologico. Ma la legge contro l'omofobia appare destinata all'affossamento. Lo dicono i numeri dell'aula. Da una parte Lega, Pdl e Udc. Dall'altra Pd, Idv e Fli - che in commissione ha votato a favore del testo.
    Una legge "di civiltà", rivendicano dal Pd, "che introduce delle aggravanti per chi discrimina per motivi legati alle scelte sessuali". Già perchè l'omofobia continua ad essere una vera e propria emergenza". Un'emergenza che si manifesta nella cronaca, costellata di discriminazioni e aggressioni: l'ultima a Roma pochi giorni fa. Protagonisti - loro malgrado - due ragazzi omosessuale di 30 anni, rincorsi e minacciati per i viali di Villa Borghese - spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center - da un gruppo di dieci "giovani e giovanissimi che hanno preso a rincorrerli".
    Paola Concia, comunque, non si arrende di fronte ai numeri e promette battaglia. "Non mi arrendo, no", chiosa: "Se proprio affossamento deve essere, il Pd raccoglierà le firme per una legge di iniziativa popolare". Già. E quando a settembre si riaprirà il dibattito sulle unioni civili, riuscirà il Pd a trovare una posizione comune? "Assolutamente sì, ci stiamo lavorando", assicura la Concia.

    Legge popolare ma anche valorizzazione del "lavoro fatto dalle regioni". La proposta arriva dalle associazioni glbt, e il modello legislativo di riferimento è la legge della Regione Liguria. Un testo "dal quale prendere esempio anche a livello nazionale", spiega Sergio Rovasio, segretatio dell'associazione radicale Certi Diritti.
    Certi Diritti sarà in piazza insieme con una ventina di altre associazioni, Pd, Idv, Sel e Fli, per un sit-it davanti a Montecitorio il 19 luglio, in contemporanea al voto in aula. "Per denunciare quel che fanno i soliti noti, gli integralisti dell'ipocrisia politica italiana, la casta politica per motivi di asservimento al Vaticano o per totale disinteresse dei temi sociali", tuona Rovasio.

    Udc, Pdl e Lega "vogliono uccidere questa legge, utilizzando lo strumento più che pretestuoso delle pregiudiziali di costituzionalità, così come era già accaduto il 13 ottobre del 2009", si sfoga la Concia. "Sono dei codardi: invece di entrare nel merito del testo, umiliano gli omosessuali e i transessuali di tutta Italia evitando di aprire un dibattito sul testo". Un testo, assicura, che estendeva anche ad altre categorie l'aggravante per chi commette i reati. "Come giustificano il fatto di non voler fare una legge contro le discriminazioni che ricalca il Trattato di Lisbona?" si chiede la deputata Pd.

    Dal Pdl, Enrico Costa, che della Concia ha preso il posto come relatore del ddl alla Cmaera, spiega che "avrebbe auspicato un dibattito e una soluzione condivisa". Ma "non c'è né tempo né modo, dato il voto sulle pregiudiziali". Pregiudiziali poste dalla maggioranza della quale fa parte. "Dico solo che sarei stato disponibile, perchè per questo tema non c'è logica partitica" spiega. Ci sono "motivazioni tecniche", spiega Costa, rimandando al mittente le accuse dell'opposizione. "Sono un laico e non c'è motivazione vaticana per me", assicura: "Faccio piuttosto una valutazione di diritto: il testo non è stata adattato alla normativa europea". Anzi, era "molto più equilibrato il testo Soro", ovvero la prima versione del ddl antiomofobia: "La Concia lo sforzo l'ha fatto, ma in extremis e in parte". Il punto, per il deputato del Pdl, è piuttosto un altro. "Sono contario a un diritto penale legato alle motivazioni, Sono per il diritto penale del fatto", conclude Costa.

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      Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (webmaster) Rassegna Stampa Tue, 12 Jul 2011 22:00:00 +0000
      Basta nascondersi dietro quel "non siamo pronti" http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1190-basta-nascondersi-dietro-quel-non-siamo-pronti http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1190-basta-nascondersi-dietro-quel-non-siamo-pronti Basta nascondersi dietro quel

      Dalla sua rubrica su Vanity Fair un articolo di Daria Bignardi sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.

      Sinistra italiana batti un colpo. Fai quel che non hai fatto fino a ora, e che ti è costato la palude dove ti sei ficcata. Svegliati, ora che è cambiato il vento. Tira fuori il coraggio, prima che sia troppo tardi, e inizia da qui, da una campagna per i diritti. Hai presente New York? Il posto più democratico, liberale e moderno del mondo? Non ho detto la Svezia o l’Olanda, ho detto New York.

      Dal 24 luglio  anche a New York le coppie omosessuali avranno diritto di sposarsi, come già in Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa, Connecticut, District of Columbia, Spagna, Belgio, Norvegia, Portogallo, Islanda, Canada, Sudafrica, Svezia, Paesi Bassi, Argentina e  Città del Messico. In Francia, in Israele, in Aruba e nelle Antille olandesi sono riconosciuti i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti altrove. E in quasi tutta Europa sono previste le unioni civili tra omosessuali.  Insomma:  il  mondo si sta pian piano (ma neanche tanto piano) dividendo tra Paesi democratici e Paesi arretrati. E tu da che parte vuoi che stia l’Italia? Te la senti di rischiare per un’idea, di combattere per i diritti civili, finalmente? Se non lo fai tu, chi lo deve fare?

      Basta nascondersi dietro un vigliacco «In Italia non siamo ancora pronti». Anche Milano non sembrava pronta. Sembrava che la destra dovesse vincere per sempre, poi arriva uno per bene che si rimbocca le maniche, ci crede, ci prova e – oplà – la destra perde. La vogliamo alzare l’asticella dei progetti, dei sogni, del rinnovamento, della democrazia e dei diritti civili o vuoi continuare ad aver paura per sempre?

      In Italia c’è il Vaticano. Bene. Anche in Spagna c’erano ancora i franchisti, eppure. Suor Chiara, amica mia, lo so che ti stai facendo il segno della croce e ti si spacca il cuore a leggere queste parole, ma pensaci un momento prima di scrivermi  una email di dolore. Sono sicura che anche Gesù, se capitasse da queste parti, avrebbe rispetto per l’amore.

      Mi stanno simpatici quelli che dicono, come il povero Vittorio Sgarbi, che sono contrari al matrimonio anche per gli eterosessuali. È un’affermazione divertente e in parte condivisibile: ma allora  facciamo o tutti o nessuno. Perché io sì e tu no? Perché io no e tu sì? In cosa siamo diversi? Giuro che non riesco a capirlo, ci ho provato, davvero, ma proprio non mi entra in testa. Perché se Giovanna vuole sposare Rosa non può? Chi lo decide? E perché? Per i cattolici è un peccato? Benissimo, massimo rispetto. Omosessuali cattolici, nessuno vi costringe a sposarvi. Ma perché una coppia omosessuale non può sposarsi civilmente come ho fatto io? È ora che la sinistra italiana, se esiste, ricominci a parlare di diritti civili, e a fare delle scelte.

      http://barbablog.vanityfair.it/

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        Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Tue, 05 Jul 2011 11:24:55 +0000
        Milano, sfila il Gaypride: anche noi vogliamo il matrimonio http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1181-milano-sfila-il-gaypride-anche-noi-vogliamo-il-matrimonio http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1181-milano-sfila-il-gaypride-anche-noi-vogliamo-il-matrimonio Milano, sfila il Gaypride: anche noi vogliamo il matrimonio

        La comunità LGBT sperava in un incontro con Giuliano Pisapia. Le istituzioni erano comunque presenti con l'assessore Maiorino e soprattutto per la prima volta con il patrocinio del Comune all'evento. "Le precedenti amministrazioni, soprattutto Letizia Moratti, non ci ricevevano neppure a Palazzo Marino”. Da 'Il fatto quotidiano' del 26 giugno 2011.


        Alla fine non c’è stato l’incontro con il sindaco, come molti della comunità LGBT (lesbica, gay, bisex e transessuale) speravano. Giuliano Pisapia non è arrivato al corteo del Pride, né si è mostrato dalla finestre di Palazzo Marino, al passaggio della manifestazione. “Ma noi siamo comunque contenti – spiega Marco Mori, presidente dell’Arcigay di Milano -. Abbiamo il patrocinio del Comune. Con noi in corteo c’è l’assessore alle politiche sociali e alle famiglie Pierfrancesco Majorino. Si apre una fase nuova nella storia della comunità omosessuale”.

        Oltre 50mila persone hanno partecipato al Gaypride milanese, il primo della storia che porta in calce il simbolo del Comune di Milano. Può apparire strano che la città italiana con la comunità gay più numerosa e organizzata abbia aspettato il 2011 per ottenere un canale di dialogo con le istituzioni. “Ma è così – ricorda l’ex-presidente Arcigay Franco Grillini -. Le precedenti amministrazioni, soprattutto Letizia Moratti, non ci ricevevano neppure a Palazzo Marino”. L’attuale giunta annuncia un cambio di rotta. “Il registro delle unioni civili è il primo passo verso il riconoscimento dei diritti – spiega Majorino -. Ma si tratta solo dell’inizio di una strada ben più lunga”.

        In effetti il corteo di Milano si è svolto a poche ore dal voto sui matrimoni gay nello Stato di New York. Un evento storico, 42 anni dopo gli incidenti di Stonewall e la nascita del moderno movimento omosessuale. Il successo di New York si allarga alle strade di Milano e diventa l’orizzonte dei gay e delle lesbiche italiani. “Canada, Svezia, Spagna. Italia, quando?”, recita un cartello ben in vista su un carro, e l’idea che il vero obiettivo non siano più le unioni civili, ma i matrimoni, come per gli eterosessuali, pervade gli organizzatori del corteo e le migliaia di gay, lesbiche, trans che hanno marciato a Milano. “Per quelli della nostra generazione l’idea del matrimonio omosessuale è assolutamente normale”, dicono due ragazze di 17 anni, che fanno parte del gruppo di ragazzi nati dopo il 1990, che quest’anno hanno aperto il corteo.

        Il senso di una normalità lentamente ma saldamente raggiunta lo si è percepito del resto anche nelle centinaia di bandierine arcobaleno sventolanti su corso Buenos Aires, da dove è partita la manifestazione (un regalo dei commercianti della zona, l’Ascobaires, un tempo serbatoio di voti delle giunte di centro-destra) e nella folla di milanesi che si è disposta lungo le strade al passaggio del corteo, o che lo ha salutato dai palazzi del centro (i balconi più affollati, quelli dei marchi del quadrilatero della moda). Il corteo si è dipanato lentamente, da piazza Lima sino al Castello Sforzesco, in una giornata rovente (temperature oltre i 30 gradi), in cui la città è apparsa deserta, raccolta unicamente attorno al serpente lungo e colorato del Pride.

        In corteo c’erano i carri, quello di Cenerentola (perché l’Italia è la “Cinderella of Europe” in tema di diritti gay) e quello ispirato all’antico Egitto. C’erano i travestimenti, le pailettes, il cerone e i tacchi, le canzoni di Raffaella Carrà e dei Queens – tutto il cotè ludico e tradizionale dei Pride (anche questo un lascito dei primi pride newyorkesi, che volevano che “l’orgoglio omosessuale” fosse un fatto di vita, di passioni e sentimenti, e non di pure rivendicazioni politiche). E c’erano le richieste del movimento, che sono state lette simbolicamente proprio in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino: registro delle coppie di fatto (per ora), istituzione di sportelli contro l’omofobia e la transfobia, potenziamento dell’informazione sulle malattie trasmettibili sessualmente, la formazione specifica di dipendenti comunali su questi temi.

        Ma tra le migliaia in corte c’era, soprattutto, il senso che per la prima volta dopo decenni di sconfitte, stop, arretramenti, il movimento LGBT sperimenta un primo tangibile successo istituzionale, che segue l’evoluzione dei costumi e della morale comune. “Milano siamo anche noi”, diceva lo striscione di apertura del corteo. “Pisapia, l’anno prossimo in corteo ci sarai anche tu”, urlava la folla sotto Palazzo Marino.

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          Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Mon, 27 Jun 2011 14:57:36 +0000
          Giornata mondiale contro la droga. Mettiamo fine alla War on Drug http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1177-giornata-mondiale-contro-la-droga-mettiamo-fine-alla-war-on-drug http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1177-giornata-mondiale-contro-la-droga-mettiamo-fine-alla-war-on-drug Giornata mondiale contro la droga. Mettiamo fine alla War on Drug

          I diritti umani prima di tutto. Politiche innovative di riduzione del danno e prevenzione anche in carcere.

          Il 26 giugno ricorre la Giornata mondiale contro la Droga. In questi stessi giorni la Guerra alla Droga compie 40 anni. www.lila.it

          Lanciata da Richard Nixon il 17 giugno del 1971, la “War on Drugs” non ha scalfito le cifre dei consumi di tutte le droghe e quelle dei fatturati delle criminalità organizzate globali. Che al contrario sono decisamente aumentati, così come sono aumentati i costi umani e sociali legati all'abuso di sostanze stupefacenti, per non parlare di quelli militari e di polizia. La Guerra alla Droga è stata un fallimento.

          È venuto il momento di cambiare strategia. Di fondare gli interventi di contenimento dei consumi e riduzione del danno su presupposti diversi da quelli ideologici e opportunisti perseguiti finora, ovvero di fare  riferimento alle evidenze scientifiche e empiriche, così come indicato dal Report sulla War on Drugs presentato il 2 giugno scorso dalla Global Commission on Drug Policy.

          «Non si capisce quale differenza ci sia tra il rendere disponibile una siringa sterile e il rendere disponibile un luogo pulito e sicuro dove utilizzarla. In entrambi i casi non si tratta di consenso sociale all'utilizzo di sostanze, ma di un intervento sanitario, che non produce un aumento di consumo di stupefacenti, bensì il contrario, oltre a un drastico calo delle overdose e delle infezioni da Hiv e epatiti», afferma Alessandra Cerioli, presidente nazionale della Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids.

          La LILA chiede che anche in Italia si proceda verso strumenti innovativi di riduzione del danno, comprese le stanze per l'autoconsumo in sicurezza (safe-injection room). In Svizzera, Germania, Canada, Australia, dove sono state realizzate, ormai da anni, e monitorate, hanno dimostrato la loro efficacia. La prevalenza di Hiv tra i consumatori di eroina risulta ridotta e contenuta nei Paesi che hanno introdotto strumenti innovativi di riduzione del danno. In Italia, che è bene ricordare essere il paese dell'Europa occidentale che storicamente consuma più eroina, la prevalenza media è del 12  per cento, una percentuale piuttosto alta (in Germania, per esempio, è del 3-5 per cento), che in alcune regioni arriva a superare il 30 per cento. E proprio le Regioni, vista l'indisponibilità del governo, potrebbero avviare tali strumenti.

          «Le stanze devono ripondere anche alle nuove modalità di consumo, e di policonsumo», continua la presidente Cerioli, «le vecchie strategie di riduzione del danno, che hanno comunque arginato la trasmissione dell'Hiv, non sono più sufficienti, oggi le diverse droghe non solo si inettano, si fumano e si inalano. Servono inoltre nuovi kit di prevenzione per limitare ad esempio la diffusione dell'epatite C, che può essere trasmessa “sniffando” con lo stesso strumento».

          La LILA chiede anche che, come raccomandato da tutte le agenzie internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, e come già accade in oltre 60 Paesi, gli strumenti di riduzione del danno, preservativi e siringhe sterili, vengano introdotti anche negli Istituti penitenziari. Visto anche che oltre il 50 per cento della popolazione detenuta è tale per motivi legati al consumo di droga, questa introduzione appare quantomai urgente.

          «Le carceri italiane sono piene di consumatori e piccoli spacciatori, grazie a un impianto legislativo orientato alla repressione. Un impianto che non produce dissuasione, ma solo ulteriore marginalità. È necessario rivedere la legge Fini-Giovanardi, di cui nessuno parla più da molto, troppo tempo. La Guerra alla Droga è la migliore amica dell'Hiv, è venuto il momento di cambiare paradigma e di mettere al primo posto i diritti umani», conclude Alessandra Cerioli.

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            Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Thu, 23 Jun 2011 13:59:41 +0000
            Matrimonio gay in chiesa: i valdesi rompono il tabù http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1173-matrimonio-gay-in-chiesa-i-valdesi-rompono-il-tabù http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1173-matrimonio-gay-in-chiesa-i-valdesi-rompono-il-tabù Matrimonio gay in chiesa: i valdesi rompono il tabù

            Prima unione domenica a Milano: "L'amore merita la nostra benedizione". L'anno scorso il Sinodo ha riconosciuto le coppie dello stesso sesso.

            Il pastore Giuseppe: "Non sacralizziamo l'omosessualità, ma prendiamo atto di un legame". Articolo di Natalia Aspesi pubblicato da La Repubblica il 22 giugno.

            Per i valdesi come per le altre fedi protestanti, il matrimonio non è un sacramento, «perché Gesù non ha sposato nessuno». Perciò i loro pastori (e pastore) si limitano a benedire la coppia che vuole sancire la propria unione: dall´agosto del 2010 il Sinodo ha lasciato libere le sue singole chiese di benedire anche le coppie dello stesso sesso. Ed è la chiesa di Milano la prima a farlo, nel suo prossimo rito domenicale. Da quel momento, Ciro e Guido otterranno dai loro fratelli di fede il riconoscimento, il rispetto, l´accoglienza del loro amore e del loro progetto di vita in comune: solo che a differenza delle altre coppie etero anche di fede valdese che possono sposarsi civilmente, loro non avranno diritto neppure ad essere riconosciuti come coppia di fatto, perché come si sa, le nostre leggi non lo consentono. E il tema continua a essere evitato, anche localmente. Per dire, prima delle elezioni milanesi, c´è stato un sondaggio tra i rappresentanti di lista dei partiti per sapere se pensavano di istituire un registro delle coppie di fatto: pochi si son presi il fastidio di rispondere, comunque i sì del centrosinistra sono stati 140, quelli del centrodestra 7.

            Guido e Ciro si sono conosciuti sette anni fa in una discoteca gay ed è stato amore a prima vista, cementato dallo scoprirsi tutti e due di fede protestante: hanno deciso di vivere insieme e per sempre, e di ottenere il riconoscimento del loro amore dalla loro chiesa. Nel marzo dell´anno scorso hanno inviato ai pastori milanesi una lettera chiedendo una benedizione ufficiale, «non un diritto ma un dono, un atto di grazia». La richiesta è arrivata al Sinodo, se ne è discusso per mesi, si è arrivati a un vasto consenso. Dice il pastore Giuseppe Platone della chiesa di Milano: «Non è intenzione dei valdesi di sacralizzare l´omosessualità, noi prendiamo solo atto di un legame vissuto nella responsabilità e reciprocità. È una cosa bellissima! Mi scandalizza invece l´ipocrisia o quell´acido spirito che si serve delle Scritture per discriminare, oltraggiare: se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell´adultera. Ciro e Guido non ci chiedono che venga rispettato un loro diritto, questo spetterebbe allo Stato, quanto di rendere manifesto il dono dell´amore che li lega uno all´altro». Pensate di suscitare reazioni negative da parte dei cattolici? «Può darsi, ma noi non possiamo più aspettare. Sono indignato per il vuoto giuridico in materia, quando per esempio in un paese cattolico come la Spagna esiste addirittura il matrimonio tra persone dello stesso sesso. È vergognoso che un Paese come l´Italia non sia in grado di rispettare i diritti di tutti, di tutti quelli che si amano. La chiesa valdese non è Las Vegas, non è un´agenzia matrimoniale: chiede a Dio, cui solo risponderemo se siamo andati troppo avanti, di benedire e accogliere le coppie che intendono legarsi per la vita. La nostra scelta non ha alcun valore giuridico, ma è solo un atto di fede, un impegno morale».

            Sarà il pastore Platone a presiedere al rito di domenica, mentre la benedizione sarà impartita dalla pastora Anna Zell. Guido sarà vestito di chiaro, Ciro di blu: ci saranno i fedeli milanesi, gli amici della coppia, i genitori di Ciro e da Bari una folla di suoi parenti, arriverà da Bordighera la mamma di Guido. Come dice la partecipazione, un semplice foglietto, «al termine della cerimonia ci sarà un aperitivo presso i locali della chiesa». È stato mandato un invito anche al nuovo sindaco Pisapia (ma non si sa se lo ha raggiunto), senza insistere per non creargli eventuale imbarazzo: anche se il giorno prima, sabato 25, ci sarà il Gay Pride milanese, patrocinato dal Comune. Ecco, Ciro e Guido sono l´opposto delle star del Gay pride: non sono giovani, non sono sexy, non si travestono, sono persone qualsiasi dalla vita qualsiasi, sono credenti, vogliono rendere pubblica la loro unione, essere accolti dalla loro chiesa, visto che la legge non lo fa, per quello che sono. Chiedono il diritto di non essere discriminati, ghettizzati, costretti alle piume e all´esagerazione per essere riconosciuti. Sono ancora più anonimi dei due anonimi ragazzi che si tengono per mano nella pubblicità Ikea che per pura bizzarria personale ha indignato il nostro povero Giovanardi: che se non ha imparato a controllarsi, potrebbe, lui così superficialmente cattolico, prendersela con la piccola e ferrea chiesa valdese, quindi cristiana, che non riconosce il papa e nessuna gerarchia, ma ha deciso di «celebrare la gioia di Ciro e Guido e pregare con convinzione e affetto per due persone che si amano e si impegnano a vivere insieme la loro vita».

            da 'La Repubblica'

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              Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Wed, 22 Jun 2011 13:11:12 +0000
              Spes contra spem, per una stagione dei diritti http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1127-spes-contra-spem-per-una-stagione-dei-diritti http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1127-spes-contra-spem-per-una-stagione-dei-diritti Spes contra spem, per una stagione dei diritti

              Intervista a Dario Vese di Domenico Naso pubblicato su www.fareitalia.com

              È giovane, Dario Vese. E a vederlo sembra un ragazzo come gli altri. Non diresti mai che, nonostante la giovane età, è già membro del comitato direttivo di Certi Diritti, l'associazione radicale che, con la consueta terminologia complicata di via di Torre Argentina, si autodefinisce un “Centro di iniziativa politica nonviolenta, giuridica e di studio per la promozione e la tutela dei diritti civili, per la responsabilità e la libertà sessuale delle persone”. L'inganno dell'apparenza svanisce non appena Dario inizia a snocciolare con competenza e meticolosità dati, proposte di legge, fatti e misfatti di un'Italia che ancora non riesce a scrollarsi di dosso, nel 2011, il marchio infame dell'omofobia. Ma Dario è ottimista, nonostante tutto. E per cambiare le cose spera nell'Europa.

              È di un paio di giorni fa l'ultimo episodio omofobico nel nostro paese: a Brindisi è stata negata la patente a un ragazzo gay per “disturbo dell'identità sessuale”. A raccontarlo all'estero ci ridono in faccia, eppure la situazione di casa nostra è questa. Davvero l'Italia è così indietro sulla lotta all'omofobia?

              L'Italia è indietro. E lo è anche sulla lotta all'omofobia. La vicenda del ragazzo di Brindisi è solo uno degli episodi delle tante aggressioni fisiche e verbali, private e pubbliche, che le persone LGBT sono costrette a subire in questo Paese. L'aggressione di Paola Concia, a seguire i Giovanardi, i Buttiglione e, da non credere, 2.280 euro di ammenda a due ragazzi per essersi baciati davanti al Colosseo nel luglio 2007, per il giudice contrariamente “alla pubblica decenza”. Tutto questo alle porte del 17 maggio: giornata mondiale contro l'omofobia. Le celebrazioni governative in quel giorno? Quelle sì che faranno ridere.

              È impossibile che ci sia una lotta all'omofobia se non c'è una reale uguaglianza dei diritti. La classe politica dovrebbe capire che fino a quando rimane indifferente, ponendo anche veti e offese, nei confronti di proposte legislative, che consentirebbero alle persone lesbiche e omosessuali di vedersi riconosciuti diritti e cittadinanza, non fa altro che alimentare pregiudizio e odio che spesso diventano anche violenza.

              Eppure, nonostante i rischi che quotidianamente corrono gli omosessuali, il progetto di legge sull'omofobia è fermo in Parlamento. A che punto stiamo? E soprattutto, facciamo i nomi: quali partiti stanno ostacolando l'iter legislativo?

              La calendarizzazione è per il 23 maggio e la proposta di legge è dell'onorevole Concia. La Camera dei Deputati quanto meno sarà obbligata a discuterne dopo ormai quasi 1000 giorni dalla prima proposta.

              In verità la pdl Concia, l'estensione della legge Mancino e quant'altro sono ottimi strumenti, molto utili per il loro grande significato politico. Anche simbolico. E di questi tempi...

              È bene però non illudersi su un'eliminazione dell'omofobia solo per un incremento delle pene. L'unica legge che può avere una qualche efficacia è quella approvata dalla Regione Liguria un paio di anni fa, presentata come proposta di legge anche alla Regione Lazio dai consiglieri della Lista Bonino-Pannella. Il contenuto della proposta è di grande efficacia sul piano sociale, educativo, assistenziale e della prevenzione. Perché è alla radice che bisogna agire. Il Governo, peraltro, si era opposto alla Legge Regionale n.52 del 2009 approvata dalla Liguria "perché la legge eccede dalle competenze regionali, perché solo lo Stato può decidere in materia di diritto civile". Il tutto puntualmente respinto dalla Corte Costituzionale. Oltre alle offese, anche i veti senza alcun fondamento giuridico.

              Il ministro Carfagna ha preso posizioni diverse e a volte contrastanti in questi tre anni di governo. Come giudichi il suo operato sul tema dei diritti civili delle persone omosessuali? Cosa ha fatto e cosa non ha voluto o potuto fare?

              La Ministra non ha presentato, contrariamente a quanto promesso, una proposta di legge governativa contro l'omofobia e la transfobia. Detto questo, lei è stata l'unica che ha lanciato una campagna ad hoc contro l'omofobia che tra l'altro, a breve, riparte. Insomma, anche se politicamente non condivido alcune posizioni proibizioniste, su tutte quella sulla prostituzione, va però riconosciuto un forte impegno anche tramite l'Unar, che dipende dal suo ministero e che sta facendo un importante lavoro in tutta Italia per monitorare la situazione sulle discriminazioni per intervenire laddove è necessario. Lo scorso anno quando siamo stati da Napolitano, per il 17 maggio, lei stessa ha ammesso di avere avuto in passato dei pregiudizi e di averli ora del tutto superati, grazie ad una maggiore conoscenza dei problemi. Infatti, basterebbe poco: dal politico al semplice cittadino dovrebbe valere l'einaudiano “conoscere per deliberare”, altrimenti parliamo del nulla.

              Qualcuno ci suggerisce amaramente di consolarci pensando a casi ben più gravi, come quello ugandese. Nello Stato africano, dove recentemente è stato ucciso l'attivista gay David Kato, sta per essere approvata una durissima legge “antigay”. Ci puoi dire cosa prevede e cosa possiamo fare, dall'Italia, per tentare di bloccarla?

              Nessuno può consolarsi sulla morte di qualcun altro. Queste dichiarazioni dimostrano il provincialismo di certi politici che pensano ancora secondo vecchi schemi ottocenteschi. Le rivoluzioni di questi mesi avrebbero già dovuto dimostrare anche agli scettici più ambiziosi che i diritti umani sono diritti di tutti, nessuno escluso, e che le libertà si difendono in prima persona. In Uganda il Parlamento stava per approvare il provvedimento che prevedeva la pena di morte per chi avesse commesso il reato di omosessualità. Per ora, tutto è finito. Il Parlamento, nella sua ultima seduta prima di nuove elezioni, non lo ha votato. Tutto è finito si fa per dire: nel codice penale, art. 145, gli atti omosessuali continuano ad essere gravemente perseguiti. E l'Uganda non è la sola nell'Africa subsahariana.

              So che avete scritto, insieme ad Arcigay e Nessuno tocchi Caino, al ministro Frattini e al presidente Napolitano. Avete ricevuto risposta?

              Insieme all'Associazione Luca Coscioni e a tutti i parlamentari radicali. Chiedevamo di intervenire attraverso tutti i canali diplomatici affinché venisse scongiurata l’approvazione del bill contro le persone omosessuali, frutto di propaganda e odio fondamentalista. Chiedevamo inoltre di allertare la nostra sede diplomatica a Kampala qualora esponenti della comunità lgbt ugandese avessero chiesto protezione. Alcune diplomazie occidentali, in testa gli Stati Uniti, avevano già minacciato che in caso di approvazione del testo avrebbero dato vita ad un embargo economico nei confronti dell’Uganda. Di questo è stato anche informato il Presidente ugandese Museveni nel tentativo di farlo desistere dalla firma del provvedimento. Ad ogni modo, non abbiamo ricevuto risposta. Nessuna risposta, come al solito. Infatti, a seguito dell'assassinio di David Kato Kisule, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Segretario di Stato, Hillary Clinton, il Presidente del Parlamento Europeo, il Sindaco di Parigi, autorità di Governo di molti paesi di tutto il mondo occidentale hanno espresso forte condanna per il grave atto di violenza avvenuto in Uganda. In Italia, ad eccezione del Partito Radicale e di qualche altra associazione, un silenzio di indifferenza. Devastante.

              Certi Diritti è molto impegnata nella causa ugandese, già prima dell'uccisione di David Kato. Ci vuoi ricordare chi era e cosa ha fatto di così grave per meritare la morte?

              Nell'ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stone pubblicò in prima pagina le foto di 100 attivisti omosessuali (o presunti tali) ugandesi chiedendone l'arresto. Tra le 100 foto vi era anche quella di David Kato Kisule, l'esponente più noto del movimento. In Uganda, come in altri paesi africani, il clima di odio contro le persone omosessuali è alimentato dal fondamentalismo religioso dei predicatori evangelisti che trovano terreno molto fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella disperazione. L'Alta Corte ugandese, in un ricorso presentato dagli attivisti dell'organizzazione Smug contro la rivista Rolling Stone, aveva dato ragione agli attivisti per i diritti delle persone lesbiche e gay condannando il giornale alla chiusura e al risarcimento dei danni causati alle persone omosessuali. Il compagno radicale David ha trascorso la propria vita da militante, combattendo per l'uguaglianza di uomini e donne, perseguitati a causa del loro orientamento sessuale fino al giorno del suo assassinio. La notizia della sua morte è arrivata al mondo il 27 gennaio scorso: giornata della memoria. Una memoria che non appartiene purtroppo al passato: esistono ancora persecuzioni, non più in virtù di un'appartenenza etnica, ma sempre più spesso in virtù di un orientamento sessuale o di un'identità di genere. Il nostro iscritto David era colpevole di essere omosessuale.

              E il fondo in sua memoria che avete istituito cos'è? Come si può aiutare e come utilizzerete i soldi raccolti?

              Insieme ad altre realtà lgbte, ugandesi e di tutta la comunità internazionale, ci siamo rivolti al governo ugandese per chiedere indagini imparziali sulla morte di David Kato Kisule. Indagini rigorose ed efficaci, in modo che ci siano i presupposti per un giusto processo in grado di far emergere la verità su quanto accaduto, su chi ha voluto e commesso quell’assassinio. Oggi che si è scampato il rischio della legge anti-gay, con più forza chiediamo di onorare la memoria di David, partecipando alla raccolta fondi. Invito tutti ad andare sulla sezione dedicata a David nel nostro sito www.certidiritti.it. Noi ci impegniamo a non lasciare soli i nostri compagni ugandesi e a contribuire a questa battaglia di civiltà per un processo equo e veritiero, tanto più visti i tentativi di discredito dell'ambasciatore ugandese presso la Commissione Europea, secondo il quale David sarebbe corresponsabile della sua morte.

              Torniamo in Italia. Come ti spieghi l'incessante ripetersi di episodi omofobici? Cosa ci manca per diventare un paese civile?

              Hannah Arendt diceva che la discriminazione è una grande arma sociale attraverso la quale si possono uccidere delle persone senza spargimento di sangue. Le coppie omosessuali hanno rilevanza costituzionale e non sono un mero fatto privato. Questo il pronunciamento della Corte Costituzionale nella sentenza 138/2010 alla quale siamo arrivati dopo una battaglia lunga e faticosa, frutto di un movimento di consapevolezza civica chiamato “Affermazione Civile”. Il Parlamento ha il dovere di legiferare in materia con una regolamentazione organica e generale, dunque non privatistica. Quello che dice la Corte Costituzionale è un vincolo per tutti. Per questo esistono le istituzioni in un paese democratico, e le istituzioni rispettano le sentenze. Questo è un altro segno della disgregazione delle nostre istituzioni. Cosa ci manca? Intanto il rispetto della legge. Poi avanti a seguire. A me hanno insegnato a camminare mettendo un passo dopo l'altro.

              Quanto influiscono le dichiarazioni francamente incredibili di alcuni politici sulla costruzione di un substrato omofobico nel nostro paese?

              Certi Diritti preferisce parlare di sessuofobia, perché la situazione evidentemente è molto più ampia di quanto si possa pensare. Sull'omofobia voglio essere chiaro. Di preoccupante non c'è tanto l'intellettuale Buttiglione, cacciato dalla Commissione europea per le sue posizioni clerico-fondamentaliste, o il suo compagno di sacrestia Giovanardi, ma l'ipocrisia che c'è nel distinguo tra omofobia e discriminazione. Mi spiego. Non è più consentito denunciare l'omofobia e praticare la discriminazione. A quelli che rifiutano di accordare diritti alle coppie omosessuali, va rifiutato il diritto di dire che sono determinati a lottare contro l'omofobia. Bisogna affermare chiaramente che opporsi ai diritti dei gay e delle lesbiche è già omofobia.

              Ai gay italiani sarà mai permesso di essere persone normali?

              Io non la metto in questi termini. L'attualità non si sceglie, si impone da sé. Ciò che si sceglie è la risposta che le si offre, l'accoglienza che le si riserva, lo spazio che le si crea. La legge deve essere in grado di recepirne le necessità di cambiamento. Se ciò non avviene entro i tempi fisiologicamente necessari, si determinano scompensi e contraddizioni, che il cittadino avverte come paradossi e privazioni di libertà. Non si tratta di gay, etero e quant'altro. Si tratta di cittadini impegnati in una lotta per la definizione legislativa di istituti idonei a dare forma agli affetti, alle esigenze e ai diritti dei cittadini, tutti, in un quadro di legalità ed eguaglianza. Noi infatti siamo un'associazione lgbte, e la E sta per etero, come tanti della nostra associazione, e sta a ricordare che la lotta contro la segregazione razziale fu di Martin Luther King e della comunità afroamericana, ma fu poi un Parlamento di bianchi ad eliminare la segregazione con la legge, con il diritto. Come ricorda Marco Pannella, spes contra spem, siate speranza voi che non avete. Se qualcuno sente su di sé o sugli altri la privazione della libertà, si mobiliti.

              Ci salverà l'Europa?

              Derive nazionaliste e xenofobe a parte, l'Unione europea, con i Trattati di Nizza e di Lisbona, prevede tutele antidiscriminatorie anche riguardo l'orientamento sessuale. Certi Diritti ha già denunciato alla Commissione Europea che l'attuale situazione viola i diritti delle persone lgbt in quanto gli Stati membri compiono discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nel non riconoscere i matrimoni e le partnership registrate delle coppie dello stesso sesso celebrate negli Stati membri, in violazione del mandato politico contenuto nei Trattati Ue e nella Carta dei diritti fondamentali. Certi Diritti incoraggia quindi la Commissione europea a proporre misure di mutuo riconoscimento dei documenti ed atti (ad esempio attraverso la soppressione dell’autenticazione, della legalizzazione e della postilla, un certificato europeo di stato civile e l’utilizzo di moduli europei plurilingue) e dei loro effetti (ad esempio attraverso il riconoscimento di pieno diritto). Insomma, una nuova fase di “Affermazione Civile” perché l'assurdo è che in Europa i confini non esistono per le merci, ma esistono per i diritti. Lottiamo per una libera circolazione dell'amore.

              sabato 14 maggio 2011

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                Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Sun, 15 May 2011 22:52:04 +0000
                Uganda: Il disegno di legge "uccidi i gay" di nuovo accantonato http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1126-uganda-il-disegno-di-legge-uccidi-i-gay-di-nuovo-accantonato http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1126-uganda-il-disegno-di-legge-uccidi-i-gay-di-nuovo-accantonato Uganda: Il disegno di legge

                di Reuters Africa del 13 Maggio 2011. Traduzione di Alba Montori.

                Il progetto di legge ugandese che prevedeva la pena di morte per i gay  "recidivi", sembra essere stato accantonato ancora una volta venerdì scorso, quando non è stato discusso in parlamento dopo aver provocato una protesta internazionale.

                L'oratore dl Parlamento Edward Ssekandi lo ha sciolto venerdì affermando che non c'era abbastanza tempo per discutere il disegno di legge. Il nuovo parlamento sarà insediato mercoledì prossimo.

                "Penso che ci aspettavamo che sarebbe accaduto", ha detto a Reuters un parlamentare che non ha voluto essere nominato . "La pressione era stata troppo forte negli ultimi due anni. Doveva sparire."

                Il progetto di legge è previsto per un'audizione il Mercoledì, ma  sulla carta per quel giorno non sembra esserci.

                Il Movimento anti-gay in Uganda ha acquistato grande notorietà, quando la normativa è stata introdotta originariamente nel 2009.

                Il presidente Usa Barack Obama ha denunciato la situazione come "odiosa" e il segretario di Stato Hillary Clinton ha incontrato il presidente ugandese Yoweri Museveni per esprimergli le sue forti preoccupazioni.

                Fatto oggetto di tanta pressione a livello internazionale il progetto di legge è stato silenziosamente accantonato , ma gli attivisti temevano che sarebbe passato dopo la vittoria elettorale di Museveni febbraio. Ma  ora sembra essere stato messo fuori servizio dopo che gli attivisti stranieri  sono aumentati enormemente questa settimana, con una campagna intensiva, poichè temevano che potesse essere inserito e approvato all'ultimo momento.

                "Questo è stato un disegno di legge pericoloso e c'è un sacco di tensione e di disordini nel paese," ha dichiarato il Vescovo ugandese  Christopher Senyonjo attivista per i diritti dei gay a sessione parlamentare conclusa.

                "Temiamo fortemente che possano cogliere l'occasione per fare del male a qualcuno. Questo disegno di legge non deve mai vedere la luce del giorno, perché la mafia potrebbe usarlo per commettere terribili crimini contro le persone."

                Molti ugandesi sono risentiti dell'attenzione internazionale, dichiarano che mentre la maggior parte delle persone non sono d'accordo con l'omosessualità, ma quelli che hanno appoggiato la proposta di legge sono stati una minoranza.

                Il disegno di legge potrebbe essere reintrodotto nella prossima sessione parlamentare, anche se un certo numero di parlamentari ha dichiarato a Reuters che questo è improbabile in considerazione delle critiche piovute dai governi stranieri.

                Anche se l'omosessualità è illegale in molti Stati africani, l'Uganda  recentemente si è guadagnata la reputazione di "capitale mondiale dell'omofobia  ", col disappunto di molti, nel paese.

                David Kato, uno dei militanti gay più in vista  del paese, è stato picchiato a morte con un martello all'inizio di quest'anno dopo essere stato posto alla pubblica attenzione come un "bandito" in un giornale anti-gay , che ha incitato la gente a ucciderli perché erano gay.

                Un uomo ha confessato l'omicidio dopo essere stato arrestato. La polizia ha detto che ha ucciso Kato dopo che l'attivista gli aveva fatto delle avances sessuali.

                Gli attivisti per i diritti dei gay hanno dichiarato a Reuters che al momento temono che la polizia stia coprendo il vero movente di omofobia per proteggere gli aiuti occidentali su cui si basa questo paese dell'Africa orientale.

                Testo originale:

                http://af.reuters.com/article/topNews/idAFJOE74C0HP20110513

                • uganda
                • GAY
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                  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (giacomo) Rassegna Stampa Sun, 15 May 2011 22:39:37 +0000
                  dal blog di Amina, ragazza lesbica diventata eroina della rivolta in Siria http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1115-dal-blog-di-amina-ragazza-lesbica-diventata-eroina-della-rivolta-in-siria http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1115-dal-blog-di-amina-ragazza-lesbica-diventata-eroina-della-rivolta-in-siria

                  a_gay_girl_in_damascusSono in clandestinità. Lunedi, mi sono incontrata con degli amici in un caffè. Abbiamo avuto una vivace discussione circa il futuro. Che cosa viene dopo Asad e come possiamo arrivarci ... come si fa a evitare una guerra civile. Cosa si può fare e cosa deve essere fatto ... Sono sicura che potete immaginarlo.

                  http://damascusgaygirl.blogspot.com/2011/05/gone-underground.html
                  4 maggio 2011

                  C'era il wifi nel caffè e, mentre la conversazione trattava di altro, intanto leggevo le notizie,le e-mail gli amici, e così via ... ho anche composto un post o due per il mio blog.
                  Un molto, molto caro (e, ovviamente, del tutto splendido!) Amico mi ha scritto dal Quebec che stava cercando di chiamarmi a casa e nessuno rispondeva. Sono rimasta sorpresa che mio padre fosse in giro. L'avevo lasciato a casa da solo ... e, beh, si è ritirato a Damasco, perché la sua salute non è quella di una volta. E, con mia madre fuori dal paese, mi sento estremamente responsabile di lui, faccio attenzione che abbia le sue pillole, non si strapazzi e così via ...
                  Così, quando l'ha cercato più e più volte senza risposta, mi sono preoccupata.
                  E visto che sono diventata un po' paranoica dopo che i servizi di sicurezza mi hanno fatto visita, ho deciso di utilizzare un telefono fisso piuttosto che il mio cellulare. Così, sono andata a chiamarlo da un telefono pubblico. Nessuna risposta sul numero di casa. Non risponde al suo cellulare, l'aveva spento (ilche non è che mi stupisca;  lascia la sua batteria sempre scarica).
                  Ho deciso di chiamare il nostro portiere, lui mi ha detto che mio padre se n'era andato, dove era andato a e che avrei potuto chiamarlo li ...

                  L'ho fatto.

                  E lui mi ha detto:

                  Sono tornati per te. Questa volta, non c'è nulla che io possa fare. Vai da qualche parte e non mi dire dove sei. Stai al sicuro. Io ti amo.

                  Quindi, io non sono andato a casa lunedi notte, ho dormito a casa di un amico. Ieri, sono andata a casa per un po '. Come sono stata vicino a casa, ho visto che c'erano due di loro fuori della porta d'ingresso.
                  C'è più di un modo per entrare in casa mia e alcuni sono piuttosto ben nascosti. Nemmeno tutta la famiglia li conosce tutti. Ho usato uno di quelli, ma sono entrata dentro. Ho potuto vedere che essi erano effettivamente stati lì (una possibilità, oppure il mio vecchio padre era diventato particolarmente incivile in mia assenza e non è riuscito a pulire).
                  Ho pulito, ho riempito un sacchetto con alcuni cambi di vestiti, le lenti a contatto di ricambio e della soluzione, e così via. Ho preso su anche il mio portatile, dopo una breve verifica on line. Ho preso la carta SIM dal mio telefono e l'ho lasciato lì.

                  Ho cambiato il mio abbigliamento e, senza dire esattamente come, io sono molto meno riconoscibile come me (ci sono alcuni vantaggi a vivere qui, se si vuole diventare anonimi).

                  Sono andata via nel modo in cui ero arrivata.

                  Ho vagato un po 'per la città, poi sono finita a casa un vecchio amico, in una zona dove è' sicuro '(un sobborgo elegante dove molti hanno beneficiato di vivere Assadism) per la notte.
                  Sto cercando di capire il passo successivo.

                  Se qui fossero venuti qui con un mandato scritto, non ce ne potrebbe essere uno con il mio nome. Credo di potergli sfuggire e fare anche un lavoro utile qui, ma mi rende la vita molto meno facile.

                  Non ho alcun desiderio di essere un martire, neanche per la mia propria causa, così farò quello che posso per restare libera. Non è facile ... ma ...

                  Per ora, ho scritto lontano da dove sono e sarò on line in modo irregolare  per mantenermi a distanza di sicurezza.
                  Nel frattempo, si spera, per triste che può sembrare in questo momento, la strada della libertà non è mai apparsa più chiaro! La nostra rivoluzione vincerà, avremo presto una Siria libera e democratica. Me lo sento nelle mie ossa. La nostra maturità sta per manifestarsi  e noi ancora una volta stupiremo il mondo. Avremo una libera Siria e una nazione libera, sarà presto realtà. La rivoluzione avrà successo e schiaccerà il settarismo, il dispotismo, il sessismo, e tutto il peso morto di questi anni di amarezze, di divisione e di separazione, di oppressione e di tirannia.
                  Saremo liberi!

                  http://damascusgaygirl.blogspot.com/2011/05/gone-underground.html

                  traduzione di Alba Montori

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                  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (webmaster) Rassegna Stampa Sun, 08 May 2011 23:09:46 +0000
                  Mattia Feltri su La Stampa: il PD all'Ikea coi Radicali http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1110-mattia-feltri-su-la-stampa-il-pd-allikea-coi-radicali http://www.certidiritti.it/notizie/rassegna-stampa/item/1110-mattia-feltri-su-la-stampa-il-pd-allikea-coi-radicali Mattia Feltri su La Stampa: il PD all'Ikea coi Radicali

                  Su La Stampa di oggi, venerdì 6 maggio, pagina 11, rubrica 'Paesi e Buoi' di Mattia Feltri.

                  "Sempre suggestive le analisi politiche di Antonio Di Pietro, uno che preferisce la solidità della metafora contadina alla ipocrisia delle sottigliezze professorali.
                  Ieri, intervistato sul nostro giornale, il leader dell'Italia dei Valori ha così tratteggiato le geografia sentimentale del centrosinistra: il Partito Democratico deve decidere se restare a casa dalla moglie con il mattarello che è l'IDV oppure sfarfalleggiare a giro con quella grandissima escort che è il Terzo Polo.

                  Proponiamo una terza ipotesi: all'Ikea coi Radicali".

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                    Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (segretario) Rassegna Stampa Fri, 06 May 2011 08:40:45 +0000